Schelling, Sistema dell'idealismo trascendentale di Federico Guglielmo Giuseppe Schelling, tradotto da Michele Losacco. Bari: Gius. Laterza & Figli 1908, p.35/6
- edizioniarteepoesi
- 22 ago 2025
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«(...) Quanto alla prima parte, è da notare che noi distinguiamo bene l’autocoscienza come atto dalla pura coscienza empirica; ciò che chiamasi comunemente coscienza è solo qualcosa di continuo nelle rappresentazioni degli oggetti, ciò che conserva l’identità nel variare delle rappresentazioni; dunque, un atto puramente empirico, in quanto che io per esso divengo certamente consapevole di me stesso, ma solo come del soggetto rappresentativo. Ma l’atto di cui è qui parola, è tale che io divento consapevole di me stesso non già con questa o quella determinazione, ma originariamente; e una tale coscienza, in contrapposto all’altra, dicesi coscienza pura, o autocoscienza κατ’ ἐξοχὴν.
La genesi di queste due forme di coscienza si può chiarire anche nel modo seguente. Se ci abbandoniamo all’involontaria successione delle rappresentazioni, queste, per varie e diverse che siano, appariranno come spettanti ad un solo e identico soggetto. Riflettendo su questa identità del soggetto nelle rappresentazioni, ecco nascere nella mia mente la proposizione: Io penso. Questo io penso è ciò che accompagna tutte le rappresentazioni e mantiene la continuità della coscienza tra loro. Ma se ci liberiamo da tutto il rappresentare per acquistar l’originaria consapevolezza di noi stessi, ecco nascere, non la proposizione: Io penso, ma la proposizione indubbiamente più elevata: Io sono. Nella proposizione: Io penso, vi è già espressa una determinazione o affezione dell’Io; la proposizione: Io sono, invece, è una proposizione infinita, perché essa è una proposizione che non ha alcun predicato reale, ma che appunto perciò è la posizione di un’infinità di predicati possibili. (...)»
[Schelling, Sistema dell'idealismo trascendentale di Federico Guglielmo Giuseppe Schelling, tradotto da Michele Losacco. Bari: Gius. Laterza & Figli 1908, p.35/6]




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