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"Atlante della filosofia" – Gianfranco Morra; P.40 – Edizioni Ares (2019)

<<La dottrina metafisica delle idee si traduce in una coerente teoria della conoscenza. C’è una risalita (diakritiké) dal mondo del sensibile a quello delle idee, dall’opinione alla scienza. Il punto di partenza platonico è la teoria della conoscenza come ricordo (anamnesis): «l’anima è immortale ed è più volte rinata, ha già veduto tutte le cose, che è capace di ricordare; il ricercare e l'apprendere, sono in generale un ricordare» (Menone, 81 c). La conoscenza non si inventa, si ricorda, in quanto ciascuno l'ha già dentro, anche se, quando l'anima è <<caduta>> nel corpo e ha perso le ali, l'ha dimenticata. Nell’anima c’è la presenza di idee innate, contemplate nel mondo delle eterne verità. Platone, dunque, scopre a priori, ma non alla maniera del soggettivismo trascendentale di Kant, bensì in quella che sarà di Rosmini: l’idea oggettiva dell’Essere.



Socrate, nel Menone, interroga uno schiavo, del tutto ignorante di scienza, e lo conduce a risolvere un difficile problema di geometria: «Vi sono in noi opinioni vere, che, risvegliate dalla interrogazione, diventano conoscenze. Se, dunque, la verità degli esseri è nella nostra anima, l’anima deve essere immortale. Ecco perché occorre con fiducia ricercare e ricordare ciò che attualmente non si sa, ossia ciò che ancora non si ricorda» (86 a). La presenza del corpo oscura, ma non cancella le idee, che possono essere ritrovate col ricordo, a partire da quelle loro ombre che sono gli oggetti sensibili.



La più precisa e suggestiva immagine della conoscenza umana è nel mito della caverna, contenuto nel VII libro della Repubblica. Platone fa un largo uso dei miti, senza con ciò ritornare a quelli prefilosofici. Il mito diviene lo strumento preliminare per introdurre un discorso, che trova la sua conclusione nel logos, al quale offre la forza e la suggestione della fantasia. Anche perché vi sono verità così alte, che a esse occorre avvicinarsi solo per via simbolica, con il mito appunto.


I prigionieri, incatenati in fondo a una caverna, prima vedono sul fondo le ombre degli oggetti illuminati dal sole; si liberano dalle catene e vedono direttamente gli oggetti; escono poi dalla caverna e scorgono in un lago le immagini riflesse delle stelle e del sole; finalmente alzano gli occhi verso l’intero firmamento. Sono i quattro gradi dialettici della conoscenza, due rivolti al mondo sensibile, due a quello sovrasensibile(...)>>



 
 
 

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